sabato 26 settembre 2015

Recensione Lance Rubin - Deathdate

Trama:

Denton Little ha diciassette anni e una sola certezza: morirà la notte del ballo di fine anno. Ma - escluso il pessimo tempismo - nulla di strano. Perché il mondo di Denton funziona così: tutti conoscono la data della propria morte, e tutti aspettano il fatidico momento contando i minuti. Per questo, fino a oggi, la vita di Denton è stata piuttosto normale: la scuola, gli amici e Taryn, la fidanzata. Ma ora mancano due giorni al ballo... e Denton sente di non avere più un secondo da sprecare. Non soltanto perché vuole collezionare più esperienze possibili in meno di quarantotto ore - la prima sbronza, la prima volta, e il primo tradimento - ma anche perché le cose sembrano essersi improvvisamente complicate. Chi è l'uomo sbucato fuori dal nulla che dice di avere un messaggio da parte di sua madre, morta ormai da molti anni? È soltanto un pazzo? E allora perché suo padre ha iniziato a comportarsi in modo tanto bizzarro? D'un tratto le ultime ore di Denton Little si trasformano in una corsa contro il tempo, una disperata ricerca della verità. E forse di una via d'uscita.

Recensione:

Ok appena ho finito il libro posso dire di essere rimasto sotto shock, anche se il finale lo avevo previsto un po'. Ma andiamo per gradi. Il tema affrontato in questo romanzo è, senza dubbio, la morte.

<<Da quando sono nato, tutti sanno che domani morirò. Quasi tutti, a questo mondo, conoscono la propria data di morte, grazie all’equipe di medici, biologi, astrologi e studiosi di statistica guidata dal premio Nobel Herman Mortensky: il luminare citato in tutti i manuali di scienza, il pioniere dell’AstroTanatoGenetica (ATG).>>

<<come morirò?
È una domanda che mi ha tolto molte notti di sonno, che ha occupato molti sogni a occhi aperti.
Ho letto che, nei primi anni del Movimento di Datazione del Decesso, il governo offriva la possibilità di scoprire come sarebbe avvenuta la propria morte; ma ci azzeccavano solo nel diciassette per cento dei casi, quindi hanno smesso di dirlo. Peccato.
Perché domani, a un’ora imprecisata, smetterò di esistere: e ci terrei tanto a sapere come. Un incidente d’auto? Cadrò battendo la testa? Mi pungerà un’ape e si scoprirà che sono allergico? Verrò infettato da qualche virus, tipo l’Ebola? Qualcosa di misterioso nel cervello come Ashley Miller?>>

La domanda che mi sono posto leggendo questo libro è: E se conoscessi anche io la data della mia morte? Come reagirei? Cosa farei che normalmente non faccio? Credo che sia meglio non sapere la propria data di morte. Sorgerebbero troppe variabili da tenere in conto; cercare di programmare le cose che vorremmo fare o non fare. E così cosa otteniamo? Che non vivremo nulla perché non seguiremo l'istinto, l'esperienza, il cuore, le emozioni. Credo che sia come la paura. Se noi abbiamo paura di qualcosa tendiamo a evitarla, finché non la superiamo. Leggendo questo romanzo, dopo poche pagine, ha iniziato ad assalirmi lansia che si è protratta fino alla fine del libro. Non perché c'è qualcosa di spaventoso, ma perché sappiamo che il personaggio deve morire, ma non si sa a che ora né da che cosa, e quindi, ci aspettiamo che succeda qualcosa da un momento all'altro. 
La vita di questo ragazzo è molto tranquilla e mi sono immedesimato mentre il romanzo andava avanti. Volevo pensare con la sua testa; volevo rispondere alle domande che si poneva. Ma non ci sono riuscito. Concludo dicendo che non vedo l'ora di leggere il seguito, ma, ahimè, mi tocca aspettare un bel po vista la data d'uscita negli Stati Uniti: 12 aprile 2016.

Voto:

4 su 5

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