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venerdì 9 dicembre 2016

Recensione: Giulia Anna Gallo - Misteriosi lasciti e oscuri doni

Giulia Anna Gallo - Misteriosi lasciti e oscuri doni




Tahar Mehenni, orfano fin dall'infanzia e principe degli stregoni, non è più lo stesso dalla morte della sorella Zora. Gli ultimi dodici anni per lui sono stati una vera e propria agonia, e non solo a causa dell'inevitabile dolore dovuto alla perdita di tutti i suoi cari, ma anche per via del vuoto senza nome che percepisce nel profondo e di cui non riesce a liberarsi. Nonostante il tempo lo abbia aiutato a elaborare il lutto, avverte l'inspiegabile mancanza di qualcosa di indefinito. Quando il re suo zio lo incarica di indagare sulla natura di un sortilegio scagliato ai danni di una piccola cittadina del Nord Italia, Tahar accetta quasi per inerzia. Ancora non sa che tra le vette innevate di quelle montagne si celano segreti di vecchia data e, ad attenderlo lì, c'è il destino a cui finora si è sottratto senza saperlo, più complesso e pericoloso di quanto avrebbe mai potuto immaginare.

Recensione
In questo romanzo conosciamo un nuovo personaggio: Tahar, principe degli stregoni, nascosti al mondo degli umani. Tahar è sconvolto dalla morte della sorella Zora,  o almeno è quello che crede perché in realtà sono molte le cose che lo fanno stare male. Egli cerca di spiegare, più a sé stesso, che al lettore, il suo dolore.

Riesce difficile descrivere una sofferenza che, pur sembrando fisica, ha radici profonde quanto sconosciute, si annida nell’anima e la ferisce. Non si limita a lacerarla, bensì la infetta, conducendola a una morte lenta al punto da risultare quasi senza fine.
Si tratta di un dolore che uccide giorno dopo giorno, acuto eppure cronico al medesimo tempo. Ti devasta e ti rapisce, rendendoti l’ombra di te stesso, una creatura patetica e derelitta.
Ma la cosa peggiore è che non sai da dove provenga. Ti svegli una mattina e ti scopri sconfitto senza avere avuto il tempo di condurre alcuna battaglia. In un primo momento pensi di sapere cosa abbia causato la tua pena, però le stagioni si susseguono implacabili e, se la ferita fosse stata inferta dall’arma che supponi e che a questo punto – tuo malgrado – ben conosci, ormai saresti guarito. Invece la piaga resta aperta, lungi dall’accennare a unirsi alla tua collezione di cicatrici. Capisci quindi di non averla mai identificata, non importa che siano trascorsi anni e possiate quasi considerarvi vecchi amici.
È la tua crudele compagna, un fardello da cui non ti puoi emancipare. Se solo riuscissi a esaminarla da vicino, a decifrarne il mistero, forse troveresti pace e ti arrenderesti alla sua supremazia, ma ogni volta che cerchi di scrutarla con minuzia essa ti sfugge e mantiene fuori dalla tua portata i suoi segreti. Celata dietro una maschera di inganni, ti deride e ti lascia a terra, in agonia. Non puoi sconfiggerla né ti è concesso il privilegio di liberarti della vita e recidere così con minuzia essa ti sfugge e mantiene fuori dalla tua portata i suoi segreti. Celata dietro una maschera di inganni, ti deride e ti lascia a terra, in agonia. Non puoi sconfiggerla né ti è concesso il privilegio di liberarti della vita e recidere così il vostro legame. Esisti per soffrire. Dopo tutto ciò che hai già sopportato, dopo aver perso ogni cosa, dopo essere rimasto solo, gli dèi ti impongono inclementi questa ulteriore tortura priva di vie di fuga.
Una parte di te si ribella, non alla misteriosa fonte di tale perpetua afflizione, ma alla tua stessa persona. Ti si rivolta contro, negandoti l’unica alleanza su cui dovresti poter sempre contare.
Il tuo nucleo più istintivo ti sprona con intensità irrazionale verso una meta invisibile e si infuria di fronte all’incapacità che dimostri nell’interpretare le sue direttive. Ti pervade un sentimento di affanno, di tensione verso un oggetto sconosciuto.
Sebbene sia assurdo, sebbene tu sappia che in realtà il problema è la tua psiche in subbuglio, nutri in segreto la salda convinzione che ti sfugga qualcosa, un tassello indispensabile grazie al quale l’enigma ti si rivelerebbe con inquietante chiarezza.
Sai di aver smarrito il tuo cuore – insieme alla sanità mentale – in un luogo sicuro, che per qualche assurdo motivo non ricordi di aver visitato.

Ho amato questa descrizione perché in essa, l’autrice, è stata in grado di esprimere il dolore di ogni persona per la perdita di qualcuno e in questo momento avevo proprio bisogno di essere compreso fino a tal punto. Tahir sa che gli manca qualcosa al di là della sorella, ma, purtroppo non ricorda cosa. Le prime svolte si inizieranno ad avere, quando il principe verrà inviato a indagare in un villaggio, su un incantesimo. Da qui in poi la sua mente sarà “bombardata” di immagini e ricordi. Di Tahir adoro anche la capacità di viaggiare, di “teletrasportare” la sua immagina dove egli desidera. Il suo cuore sarà messo a dura prova e scoprirà di rivivere una maledizione ogni anno, per dodici anni fino ad ora. Una maledizione cruenta sulla quale non posso parlare più di tanto. Ho amato la storia proprio per l’amore che vi si cela all’interno. La trama è bellissima e non vedo l’ora di andare avanti con la saga. 


Giudizio: 5 su 5

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