mercoledì 18 novembre 2015

Recensione: Fabio Geda, Marco Magnone - Berlin. I fuochi di Tegel

Fabio Geda, Marco Magnone - Berlin. I fuochi di Tegel






Trama:
È l'aprile 1978: sono passati tre anni da quando un misterioso virus ha decimato uno dopo l'altro tutti gli adulti di Berlino. In una città spettrale e decadente, gli unici superstiti sono i ragazzi e le ragazze divisi in gruppi rivali, che ogni giorno lottano per sopravvivere con un'unica certezza: dopo i sedici anni, quando meno se lo aspettano, il virus ucciderà anche loro. Tutto cambia quando qualcuno rapisce il piccolo Theo e lo porta via dall'isola dove viveva con Christa e le ragazze dell'Havel. Per salvare il bambino, Christa ha bisogno dell'aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all'aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città. Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte. E quando sorgerà l'alba del nuovo giorno, Jakob e Christa non saranno più gli stessi. «Tutto l'amore che vorremmo lasciare sulla terra, dietro di noi, prima di morire, è difficile chiuderlo dentro delle parole.»

Recensione:
Parto ringraziando Piemme e Mondadori per avermi permesso di leggere questo libro. Devo dire che è stata un po’ dura in quanto non vengono spiegati gli eventi che precedono il virus e, quindi, ci sono stati dei momenti in cui mi sembrava di essere in alto mare. Ma facciamo un passo indietro. Nel libro vengono narrate le vicende di diversi gruppi di ragazzi che, nell’aprile 1978, si trovano a crescere all’improvviso. Un virus ha ucciso la maggior parte dei genitori di tutti questi giovani che si trovano ad affrontare la vita prima del dovuto. Si formano diversi gruppi.



Non capitava più così spesso che i ragazzi di Berlino Ovest organizzassero razzie nelle zone degli altri gruppi. I primi sei mesi successivi al contagio, senza gli adulti a governare, quando branchi di ragazzini alla deriva si stavano spartendo la città, quando c’era chi sceglieva di scavalcare il Muro in cerca di salvezza, quando c’erano ancora riserve di cibo da rubare, negozi da saccheggiare, allora sì, gli scontri erano stati numerosi e violenti.

Il virus, però,  non è selettivo e quindi non colpisce soltanto i genitori ma anche i ragazzi stessi. 

Il virus era imprevedibile. Tra i diciassette e i diciotto poteva manifestarsi in qualunque istante. E alcuni ragazzi erano morti anche a sedici.

La vita di alcuni di questi ragazzi sarà sconvolta di nuovo dal rapimento di Theo, un bambino di cui si prendevano cura delle ragazze del gruppo Haver. Ovviamente vorranno riprendersi lo, ma per fare ciò dovranno affrontare uno dei gruppi più “pazzi” di Berlino, ossia il gruppo di Tegel. 
Le ragazze si troveranno costrette a chiedere aiuto ad un gruppo vicino, quello di Gropiusstadt.  Tutti insieme rischieranno la vita. Ciascuno di loro andrà avanti con le proprie forze e i propri ricordi che li divorano dall’interno. 

L’ospedale era un putiferio. Da quando la quarantena si era dimostrata insufficiente a contenere l’epidemia e il virus aveva contagiato migliaia di persone, era stato riaperto e preso d’assalto. Gente che correva, gente che gridava. Fiale e scatole di medicinali trasportati su carrelli traballanti.

Riusciranno a riprendere Theo? Che cos’è questo virus che miete vittime? 

Ciascuno si perse nei propri pensieri: ricordi del mondo di prima, luoghi e situazioni piacevoli. Avevano imparato a evocare immagini terapeutiche, immagini-salvagente che li tenevano a galla quando sentivano di affondare: il volto dei genitori, per quanto sfocato; la scuola, che non gli era mai sembrata così desiderabile; una festa di compleanno.

In conclusione esprimo un parere mio personale, il libro non mi ha emozionato molto tranne verso la fine quando ho colto il messaggio che il libro vuole trasmettere.

«Tutto l'amore che vorremmo lasciare sulla terra, dietro di noi, prima di morire, è difficile chiuderlo dentro delle parole.»


Giudizio: 2 su 5

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