giovedì 21 aprile 2016

Simone Caporale – Le terre di Selnawar (Recensione + Intervista)

Simone Caporale – Le terre di Selnawar



Trama:
In un universo voluto e creato da sette divinità, sette fratelli e sorelle che si contendono il proprio pezzetto di dominio sul mondo, la vendetta e il risentimento inducono una delle sorelle a dare vita ad una razza di esseri a lei fedeli per schiavizzare l’umanità e privarla del libero arbitrio. La guerra, feroce e spietata, non lascia scampo e ineluttabili sono le conseguenze. Il male, però, mai del tutto sconfitto, si cela nell’ombra e secoli dopo, un giovane sacerdote e un’elfa, in viaggio verso la conoscenza con l’aiuto di un vecchio maestro di spada, scoprono la reale minaccia di un pericolo sempre più dilagante.


Recensione:
Ringrazio la casa editrice Kimerik e l’autore stesso per avermi permesso di recensire il libro di questa trilogia. Parlando con l’autore ho deciso di fare la mia prima intervista per il blog. Ma prima voglio parlarvi del libro. Innanzitutto, leggendo la prefazione, ho notato che anche all’autore piacciono i romanzi fantasy stile epico come Tolkien,  Brooks ecc. 
Il libro inizia subito attirando l'attenzione del lettore. Personalmente adoro i libri in cui ci sono scontri fra divinità.  Le sette divinità sono fratelli e sorelle che hanno creato la terra popolandola di esseri viventi. Prakasis è l’unico che vuole privare l’umanità della libertà.  Come in Tolkien, qui, sono presenti nani, elfi, umani.

In principio v’erano solo sette entità immerse nel nulla: Nume, Prakasis, Belthan, Caleth Songbow, Pendor, Alsharon e Yjugek. Essi erano fratelli e sorelle e nonostante fossero felici di stare assieme, sentivano che mancava qualcosa. Così decisero di disegnare il creato conferendogli una parte della natura e dei pensieri di ciascuno di loro.

Come in ogni buon fantasy la lotta fra Bene e Male non può mancare, e ogni personaggio svolge una posizione importante per la sopravvivenza del genere umano e del mondo in sé. 

Gli Zathali erano provvisti di forti ali piumate che, estese, potevano raggiungere i tre metri di apertura alare.

Tre sono i personaggi principali che ci guideranno in questa avventura.
Tutto iniziò con la nascita di tre individui, ognuno dei quali aveva dei tratti unici e che insieme riuscirono a prevalere su tutto.
Attraverso un lungo viaggio con tanti ostacoli, i tre personaggi, dovranno scoprire una verità sepolta sepolta da secoli.

Quando le schiere dei Drushgand irruppero sui campi di battaglia si affidarono alla necromanzia, piegarono al loro volere i corpi dei defunti creando così un esercito instancabile. Ogni nostra perdita rinfoltiva l’esercito del nemico rafforzandolo, molti miei fratelli e sorelle elfi vennero mutati in burattini senza volontà, agli ordini di quei mostri. Con l’intervento degli Zathali la guerra si risolse disperdendo la non morte e l’esercito Drushgand. Da quel giorno tutta la necromanzia fu bandita ritenendo che l’umanità non fosse degna di usarla...

Fra magia, combattimenti, non morti, il mondo sarà appeso ad un filo. Devo essere sincero. Nel primo combattimento ho intravisto proprio la scena, ma era la scena con stile  di un videogioco di ruolo. Proseguendo, i combattimenti diventano epici. In un regno in cui le forze oscure si stanno per scatenare, i popoli dovranno unirsi per opporsi.

Il re era uno tra i sette più potenti maghi del regno e assieme agli altri rappresentanti del Circolo aveva predisposto un incantesimo per creare una barriera magica che sigillasse il regno elfico che si estendesse sulla penisola di Gol’Tara. Il progetto prevedeva che la barriera impedisse l’ingresso a chi non possedesse sangue elfico, ad eccezione degli animali.

Devo dire che proseguendo nella lettura del romanzo, sono sempre stato più coinvolto nelle vicende descritte.  In base ai miei gusti personali, posso suddividere il romanzo in tre parti: 
- La prima parte, con un ritmo calmo, durante la quale facciamo la conoscenza dei tre personaggi;
- La seconda parte, quella centrale con ritmo abbastanza calmo, durante la quale la trama inizia a delinearsi;
- La terza parte, con ritmo in cui l’epico fa da sfondo,  nella quale ognuno dovrà schierarsi.

L’antico e glorioso regno nanico aveva una lunga tradizione guerriera, tramandata di padre in figlio. Raramente si vedeva il “popolo tozzo” scendere in battaglia con armi a distanza. Le cronache, tuttavia, registrano che in svariate occasioni alcuni nani utilizzarono delle asce bilanciate in modo tale da poter essere lanciate. Popolo fiero e testardo, i nani scendono in guerra coperti da spesse armature ed imbracciando scudi alti quanto loro; l’arma prediletta di questo popolo è l’ascia progettata e rinforzata per poter essere utilizzata in guerra. Le leggende dicono che pochi di loro armati in quel modo potrebbero presidiare facilmente un ponte contro orde di nemici. Parlare di magia con loro è un’offesa alla Magia stessa, sanno sfruttare bene quella che viene loro concessa dagli Dei, ma quella arcana la loro testardaggine si rifiuta di comprenderla.

Giudizio 5 su 5



Intervista con l’autore
Ed eccoci qui, come promesso, all’intervista con Simone Caporale. Grazie mille per la disponibilità. 


Qual'è il motivo per il quale hai deciso di scrivere un romanzo?

In realtà i romanzi che ho intenzione di scrivere per il momento sono tre, Le Terre di Selnawar - Il Viaggio - sarà solo il primo dei tre romanzi della saga. Il motivo di tale scelta è per dare il giusto spazio ad una storia ampia e complessa, ho iniziato a scrivere per diletto per poter mettere su carta i miei pensieri e i personaggi a cui sono così tanto legato.

Quali sono gli scrittori che ti hanno ispirato?

Sicuramente Tolkien, la Rowling e la Randall hanno influito molto sull'impostazione del mio romanzo, la Randall soprattutto ha influenzato sulla storicità del romanzo, da sempre son appassionato sul medioevo e i suoi romanzi ambientato in quell'epoca mi ha permesso di dare la spinta necessaria per due cose: dar il via alla mia passione come rievocatore storico e improntare il romanzo secondo gli usi e i costumi del periodo 1280-98 e 1370-1400

Ho letto che ti piacciono i videogiochi di ruolo. Ti va di parlarci dei tuoi preferiti?

Si, sono molto appassionato di giochi di ruolo, in generale mi piace tutto ciò che è fantasy, più specificatamente tutto ciò che permette l'interpretazione di un personaggio: la serie di successo Final Fantasy, il gioco di ruolo per eccellenza Dungeons&Dragons.
E il suo derivato per computer Neverwinter Nights.

Come mai hai scelto maghi, elfi e creature simili agli angeli?

Beh in un ambientazione fortemente fantasy credo nani ed elfi siano razze che debbano essere presenti, la magia ho deciso di inserirla un po' per lo stesso motivo e anche perché ritengo anche nella realtà esista la magia, solo che non ce ne accorgiamo. La magia o scienza credo siano la stessa cosa e sono presenti ovunque, nello scorrere lento del tempo, dove della semplice acqua riesce ad erodere anche le montagne più antiche o nella semplicità della crescita delle piante. Le creature angeliche che ho rinominato Zathali e la loro controparte demoniaca Drushgand li ho inseriti per dare al libro una sorta di equilibrio sull'asse etico/morale.

C'è un personaggio nel quale ti identifichi? 

Ulfgar è sempre stato il mio personaggio principale è nato all'età di dodici anni e si è evoluto con me in tutte le fasi della crescita, maturando caratterialmente e psicologicamente assieme a me. Ultimamente però, sto riscoprendo che mi identifico molto anche in Esthalion.
Secondo me perché nel rappresentarlo ho cercato di renderlo più vivo e reale possibile,  Esthalion non ha l'eternità a disposizione come Niatary, ne possiede la sua magia e non ha la fede di Ulfgar, è semplicemente un uomo pragmatico, segnato dalle sue esperienze e che fa affidamento unicamente su se stesso e sulla sua spada.

Se potessi entrare in un libro fantasy, quale sceglieresti e perché? 

Binario 9¾ Arrivo! Destinazione Dormitorio nei Sotterranei!
Citando la Rowling:

Non c'è pensiero che nascondiate
che il mio potere non sappia vedere,
quindi indossatemi ed ascoltate qual'è la casa in cui rimanere.
[…]
O forse a Serpeverde, ragazzi miei,
voi troverete gli amici migliori
quei tipi asputi e affatto babbei
che qui raggiungono fini ed onori!

Perché questo libro? Semplice, ha accompagnato la mia crescita fin da quando avevo otto anni, anno dopo anno, libro dopo libro per poi passare ai film fino a tutt'ora. Ritengo specialmente che tra le quattro case di Hogwarts Serpeverde sia la migliore, tutte le case hanno pregi e difetti, chi non ne possiede?! Però gli appartenenti a questa casa "gli antagonisti" del piccolo maghetto hanno qualità nascoste che chi legge attentamente l'intera saga non può fare a meno di cogliere.
E proprio per il fatto che dovrebbero essere gli antagonisti per eccellenza del maghetto, qualità simili ti fanno amare personaggi e casa allo stesso tempo.

Se la vita fosse come un fantasy,  cosa vorresti che fosse reale?

È una domanda interessante spesso, in effetti, mi chiedo proprio questo, ci sto riflettendo su mentre sto scrivendo per risponderti e la prima cosa che mi viene in mente è la presenza fisica di una divinità o serie di divinità tangibili. Dopotutto con quello che sta accadendo in questi ultimi tempi se ci fosse davvero un entità superiore o un gruppo di divinità interverrebbero, almeno in minima parte a contenere queste guerre. A meno che non vogliano tutto quanto. Questo è il primo pensiero che mi è saltato in mente ma ci sono anche altri aspetti, ora che mi fermo a pensarci. La possibilità di intraprendere un viaggio, una crescita personale: oggigiorno è sempre limitato a quei pochi giorni dell'infanzia o dell'adolescenza poter proseguire con le proprie aspirazioni, ma chi ha le idee chiare a quell'età, di certo non io che pensavo a cartoni, giochi ai giardinetti con amici e sport. Mi accorgo che ultimamente il tempo è sempre meno, lavorando o studiando il poco tempo libero lo si deve dedicare alle proprie passioni oltre che alle commissioni da sbrigare ed alla propria persona. Quindi apprezzo l'idea fantasy di un viaggio come crescita personale.

Qual'è il libro che ti ha avvicinato alla lettura e perché? 

In realtà alla lettura mi hanno avvicinato i fumetti: Topolino per essere più preciso, all'età di cinque-sei anni. Non stavo mai tranquillo nelle sale d'attesa dei dottori e così per farmi stare calmo mia madre comprava quel fumetto per farmi passare il tempo più velocemente. Poi con l'età giusta sono passato alla collana del Battello a Vapore, mitico Capitan Mutanda, e poi a quella dei Piccoli Brividi di R.L. Stine
Credo che il primo libro serio che abbia mai letto sia stato Harry Potter e la pietra Filosofale, dopo aver visto il Film

Per concludere l'intervista credo sia d'obbligo una domanda. Quando uscirà il seguito de "Le terre di Selnawar. Il viaggio"?

Al momento non lo so neanche io che son l'autore. La stesura del secondo libro tra un impegno e l'altro e tralasciato quello che spendo lavorando è gia a buon punto, sono circa a poco meno di metà libro ma come ogni cosa che evolve con il tempo  la trama risulta essere più intricata e meno lineare rispetto al primo libro, ha le sue ragioni e credo che il lettore, spero, apprezzerà. Il primo libro nel complesso mi erano uscite 208 pagine totali, co questo ancora in fase di lavorazione ho superato le 230. Non posso dirvi molto di questo a parte che ogni protagonista avrà delle scelte da fare e vivrà situazioni imaspettate. Oltre a questo posso anticiparvi iltitolo, di cui non ho mai fatto mistero Le Terre di Selnawar - La Stele di Cain -
Ringrazio inoltre per la possibilità che ho avuto di raccontare del mio libro e di me sul vostro blog.

Sono io a ringraziare lei e la casa editrice Kimerik per aver permesso, ad un accanito lettore di fantasy,  di intraprendere questo nuovo viaggio.


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