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martedì 24 maggio 2016

John Gwynne - Ruin. La lancia di Skald (Recensione)

John Gwynne - Ruin.  La lancia di Skald

Trama:
Le Terre dell’Esilio sono sconvolte dalla guerra e dal caos. L’astuta regina Rhin ha conquistato i regni occidentali e l’alto re Nathair possiede il calderone, il più potente tra i Sette Tesori. Nathair, inoltre, può contare sull’aiuto dello scaltro Calidus e di una banda di Kadoshim, temibili demoni dell’Oltremondo. Insieme cospirano per riportare in vita Asroth e il suo esercito di Caduti, ma per fare ciò hanno bisogno dei Sette Tesori. Nathair è stato ingannato ma adesso conosce la verità. Ora è davanti a un bivio, e sa che la sua scelta sancirà il destino delle Terre dell’Esilio. Altrove, i focolai di resistenza crescono e la regina Edana trova alleati nelle paludi dell’Ardan. La vita di Corban, infine, è travolta dalla guerra: ha sofferto, ha perso i suoi cari, ha rischiato di essere inghiottito dalle tenebre. Ora ha deciso di fronteggiare il male e la sua missione sarà raggiungere la leggendaria fortezza di Drassil, nascosta nel cuore della Foresta di Forn, dov’è custodita la lancia di Skald, e dove la profezia annuncia che l’Astro Splendente si opporrà al Sole Nero.
Dopo Malice, vincitore del David Gemmell Morningstar per il miglior debutto fantasy, e Valour, arriva il terzo volume di una serie grandiosa.


Recensione:
Ringrazio Fanucci editore che, ultimamente mi sta facendo conoscere delle saghe fantasy epiche. Sinceramente non so davvero da dove iniziare a scrivere questa recensione perché ho appena finito il libro e provo una rabbia mista a dolore, inimmaginabili.  Posso tranquillamente dire che Gwynne è un molto peggio di George R.R.Martin.

Elyon e Asroth, creatore e distruttore, che con i loro angeli e demoni combattono per la supremazia sulle Terre dell’Esilio. Credevo fosse tutta una fiaba, e adesso mi dicono che sta succedendo di nuovo.

Ormai le fazioni sono ben delineate con ognuno che cerca di accaparrarsi una fetta di potere. Nathair e Rhin sono quelli più avidi.  Ad affiancarsi a Nathair ci saranno i Kadoshim,  demoni dell’Oltremondo e oppositori ai Ben -Elim. Ognuno cercherà di trovare i Sette tesori della profezia per permettere ad Asroth di uscire dall’Oltremondo.

«Per aprire la via ad Asroth servono Sette Tesori, non soltanto l’ascia. Succederà, ma dobbiamo aspettare. Asroth vuole entrare in questo mondo ammantato della sua forma, non occupando quella di qualcun altro come avete fatto voi.

Corban dovrà opporsi a tutti loro, e lottare contro il Sole Nero della profezia. Dovrà difendere la sua famiglia, i suoi amici e dovrà rendersi conto di essere l’Astro Splendente, cosa che non ha mai voluto.

Non vuole guidarci, e questo è un buon inizio, perché solo i vanesi e gli stolti ambiscono a una simile responsabilità. È leale all’eccesso, disposto a marciare per mezzo migliaio di leghe, fin dentro una fortezza dei giganti, pur di ritrovare sua sorella, il tutto respingendo i consigli di Meical. Essere in disaccordo con un angelo guerriero non può essere stato facile.

Secondo la profezia, Corban deve recarsi a Dressil dove tutto sarà chiaro. Ed è proprio così che avviene. Ma se vi aspettate di aver capito tutto fino a qui, vi sbagliate. Mi ero sbagliato anche io.

Corban fece scorrere una mano lungo la corteccia, che era dura come il ferro ma non altrettanto fredda. Anzi, si avvertiva un senso di calore, un formicolio alla punta delle dita. Camminò lentamente intorno al tronco, fissandolo con meraviglia, e infine raggiunse la costruzione che aveva visto.
Si trattava di un trono, in parte scolpito nel legno del tronco e in parte in pietra, con i braccioli intagliati nella forma dei grandi wyrm che lui aveva visto sotto Dun Carreg e nella camera del calderone di Murias. Seduto su di esso, accasciato nel suo abbraccio, c’era il cadavere di un gigante: pelle grigia tesa sulle ossa candide, che ne affioravano qua e là, qualche lacero frammento di cuoio o di tessuto. E nel suo petto, piantata attraverso esso e lo schienale della sedia, fino ad affondare in profondità nel tronco, c’era una lancia. La linfa era colata, solidificandosi. Corban fece scorrere una mano lungo l’asta della lancia, che era spessa e liscia, solcata da venature più scure e aveva una punta di ferro nero all’estremità dell’asta. Quando le sue dita raggiunsero il metallo, Corban ritrasse la mano come se si fosse scottato. Per un momento gli era parso di sentire delle voci, un coro sibilante nella sua testa.
«È la lancia di Skald» tuonò una voce alle sue spalle.

Il messaggio che traspare,  al di là di tutte le vicende, è che la verità è un velo sottile e, in base alle prospettive da cui la si osserva, può cambiare come un illusione.

Se tutto quello che sappiamo fosse un misto di verità e di menzogne?

Mi sembra ieri quando ho iniziato questa saga. In questo romanzo ci rendiamo conto di quanti fatti sono avvenuti andando avanti, di quanto i personaggi sono diventati reali. Ne amo molti e ne odio due: Calidus e Lykos.  Per tanti provo stima e ammirazione. E per molti altri sono con il cuore a pezzi. Perché questo non è un semplice romanzo. Le descrizioni e il modo di scrivere sono perfette. È impossibile non amare questa saga anche se sono molto arrabbiato con Gwynne per come ha fatto finire questo romanzo. Mi ha letteralmente ucciso.

«Siamo quello che scegliamo di essere. Cosa rende tale un re? C’è qualcosa di diverso in lui? Gli scorre forse nelle vene un sangue sacro, speciale? No. È il prescelto, crede di esserlo e anche la gente lo crede. È all’altezza del suo compito, oppure fallisce.» Scrollò le spalle. «Con te, la cosa non è diversa, e sei stato all’altezza del tuo compito, su questo non ci sono dubbi, hai superato ogni aspettativa. Sei la prova del potere della fede, di cosa si può ottenere combinando fede e volontà.» Mostrò un debole sorriso triste. «Quello che hai fatto è davvero incredibile.»


Giudizio: 5 su 5

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