domenica 2 ottobre 2016

Domitilla Shaula Di Pietro - Sei ore e ventitré minuti (Recensioni)

Domitilla Shaula Di Pietro - Sei ore e ventitré minuti


Settembre, è notte nella campagna toscana.
Frida è irrequieta e ha voglia di camminare. Si sente sicura, conosce quei luoghi e non ha paura. Afferra uno scialle mentre il cellulare le sta squillando, non se ne accorge ed esce. Pochi passi, un rumore di foglie calpestate, e Frida viene afferrata da dietro, trascinata in un casolare, legata a un letto per sei ore e ventitré minuti. Se urla, l’ammazza, se non fa come dice lui, aumenta il dolore. L’unico modo per sopravvivere è isolare la mente e volare lontano dove non c’è traccia di tutto quel sangue... Cosa sarebbe successo se avesse risposto al telefono? Quale destino le avrebbe riservato il futuro? Avrebbe evitato l’orrore di quella notte che l’ha segnata per sempre?
Un romanzo che racconta il dolore fisico e la profanazione mentale, la morte del cuore e la sua resurrezione, ipotizzando anche un’altra vita, fatta di sogni e problemi quotidiani; perché non sempre quello che sembra destinato a essere più rassicurante, è ciò che ci rende più forti e profondi.
Perché bisogna avere il coraggio di denunciare, sempre.


Recensione
Ringrazio Fanucci Editore per la sorpresa di questo libro. Inizialmente, quando feci la segnalazione sul blog,  non ero tentato di richiederlo per recensirlo,  in quanto di solito, i libri basati su storie vere le evito. Leggo per evadere dalla realtà e,  quindi, una storia vera, non servirebbe. Non potevo sbagliarmi di più.  Fin dalle prime pagine sono stato catturato dal romanzo senza riuscire a staccarmi. Purtroppo per impegni lavorativi ci ho messo un po’ a terminarne la lettura, ma meglio così.  Ho assorbito ogni singola parola e alla fine ho versato tante lacrime. Vi chiederete perché?  Non soltanto per il dolore della protagonista, ma per il fatto che, leggendo il libro mi sono dimenticato che fosse basato su vicende accadute realmente. Poi al termine del romanzo mi è venuto un flash e , leggendo la nota dell’autrice,  mi è ritornato in mente. Ma vorrei spiegarvi il libro passo per passo. 
All’inizio tutto procede bene, come in tutti i libri. Frida è una donna con 2 figli, felicemente sposata con Piero e ha una migliore amica che l’adora. Quando decide di andare nella campagna toscana in vacanza, tutto è destinato a cambiare. Mentre si trovano qui, a farle visita ci sarà,  un vicino un po’ strano, all’apparenza stronzo e con astio verso i bambini. Le due donne rimarranno stupite e spaventate, ma lasceranno correre. Tutto avviene in una sera di settembre, quando Frida decide di uscire a fare una camminata mentre i bambini dormono. La cosa impressionante è che il marito le aveva detto di non uscire visto che si trova da sola, in quanto, Piero si trova per lavoro a Tunisi.
La donna verrà presa di sorpresa e trascinata in un casolare, dove subita delle violenze per sei ore e ventitré minuti. L’uomo che abuserà di Frida, nutre un odio verso le donne, un odio viscerale del quale, neanche alla fine del romanzo si trova una spiegazione. Ma credo sia normale, non tutto si può spiegare e, con questo particolare, il romanzo acquista un punto in più per la visione realistica. Ecco anche qui tendo a dimenticarmi di parlare di una storia vera,  non di un romanzo nato dalla mente dell’autrice.  

No, il rumore non è quello della lama, ma quello del dolore, un rumore che non si dimentica, fatto dallo scricchiolio dei denti stretti in una morsa uno contro l'altro,  fatto di nervi tesi come elastici che si sfilacciano, fatto di punte di trapani dentro i timpani, di ferro contro ferro, come cardini attuginiti che gridano sfregandoli.

Ho provato molto odio da questo punto in poi, in quanto, odio con tutto me stesso la violenza, sulle donne in particolare. L’autrice è riuscita a mettere a nudo l’odio dell’uomo con maestria e con un linguaggio che è fluido e cattura il lettore. In seguito alla “profanazione”, sia mentale che fisica, la donna si troverà a vivere nella paura per sé e la sua famiglia. Ha una nonna che è molto speciale per lei che le aiuterà a condividere il fardello che si porta dietro. Ma Frida non vuole denunciare l’uomo,  ha troppo paura. 
In seguito alla violenza subita, ci troveremo a leggere di due Frida. Si avete capito bene due Frida, quella che ha subito la violenza e quella che l’ha evitata rispondendo al telefono. 
Questo romanzo è un romanzo di forza, di crescita,  sprona le persone che hanno subito violenza a urlare e denunciare questo schifo che, purtroppo, esiste. Nessuno può sapere cosa sarebbe successo se.. 

Durante il ritorno a casa penso a quanto tutto sia assurdo, a come la vita possa cambiare nel giro di un attimo, penso a quella notte maledetta, alla mia voglia di uscire a fare una passeggiata, e mi chiedo che vita mai starei facendo adesso se quella sera mi fossi messa a letto, sotto le coperte, e avessi risposto a Piero.

Se fossi posto di fronte alla scelta di Frida 1 o Frida 2, sceglierei sicuramente quella che non ha subito lo stupro, anche se anche in questa versione non se la passa benissimo. Ma ci sono dei fili invisibili che uniscono entrambe le versioni. L’incontro d un uomo presente in entrambe. Un uomo che le infonde la voglia di andare avanti nella vita. 
Ho amato un punto in particolare, del romanzo: ossia quello in cui Frida 1 e Frida 2 sembra che intrecciano i loro sguardi. 
Traendo le conclusioni finali posso affermare che questo romanzo mi ha scosso un bel po’.  Come ho detto all’inizio,  per tutto il romanzo, ho percepito il dolore, l’orrore e lo sfregio che ha provato l’autrice. Posso soltanto dire che mi dispiace, anche se sono poche parole mi vengono dal cuore.

Giudizio: 5 su 5


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