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martedì 20 settembre 2016

David Gemmell - L'ultimo eroe dei Drenai (saga dei Drenai #4)

David Gemmell - L'ultimo eroe dei Drenai (saga dei Drenai #4)

Il regno dei Drenai, dopo secoli di eroica resistenza, vive è oppresso dal potente e crudele Khan, Jungir, salito al trono dopo il leggendario Tenaka, da lui stesso avvelenato. Tuttavia, grazie a un piccolo gruppo di uomini coraggiosi - gli stessi che anni prima avevano bloccato l’avanzata dell’armata dei Nadir al passo di BeI-Azar - il piccolo regno di Gothir si oppone al malvagio Jungir. Ora gli eroi di quella battaglia si sono nuovamente uniti, per guidare Kiall, un giovane contadino, in un’impresa ai limiti dell’immaginabile: inoltrarsi nelle steppe Nadir e salvare una ragazza che è stata rapita dai mercanti di schiavi. Sorprendenti colpi di scena li attendono sul cammino e il loro sarà un viaggio decisivo per il futuro dei Drenai e di tutti i popoli del continente: Chareos, uno degli eroi di BeI-Azar, è l’ultimo erede del Conte di Bronzo!

Recensione:
Grazie Fanucci per avermi permesso di tuffarmi di nuovo nelle avventure dei Drenai!
La prima cosa che ho da dire è che questo romanzo, fino ad ora, è uno dei più ricchi a livello di emozioni che lascia al lettore. Non è il solito romanzo di battaglie epiche, ma è ricco di battaglie interiori dei personaggi. 
Ci troviamo in un’epoca successiva alla battaglia di Bel-Azar, in cui, a regnare, è il khan Jungir.  Quest’ultimo ha avvelenato il leggendario Tenaka Khan,  suo padre.

I re del Gothir li avevano tenuti a bada per secoli perché c’era solo una cosa che una tribù nadir poteva odiare più del regno che la soggiogava, e quella cosa era un’altra tribù nadir. A un certo punto della storia di quel popolo nomade era giunto Ulric, il loro primo grande signore della guerra, che aveva riunito tutte le tribù sotto un’unica bandiera, creando un esercito composto da centinaia di migliaia di guerrieri dagli occhi spiritati. Il Gothir fu saccheggiato, il re ucciso e i profughi fuggirono a nord-ovest per ricominciare una vita. Solo la grande cittadella drenai di Dros Delnoch, nel lontano Sud-est, era riuscita a respingere l’orda degli invasori.


Tutto sembra abbastanza tranquillo, finché un villaggio viene depredato e vengono rapite delle ragazze. Da questo momento in poi le lezioni di vita di Gemmell si susseguono. 
Kiall,  un ragazzo del villaggio, decide di intraprendere un viaggio folle per liberare Ravenna, la donna che ama. Ma non sa dove è stata portata ed è da solo. 
Pian piano si formerà un gruppo di eroi leggendari, ormai decaduti, che seguiranno la causa di Kiall.  Si tratta di eroi che ormai hanno perso quella gloria, ricevuta nella battaglia di Bel-Azar. Ormai sono persone “spoglie”, nude di quella gloria raggiunta. Proseguendo nella lettura del romanzo, Gemmell,  ci “illustra” i diversi tipi di amore che i personaggi provano. C’è l’amore per la gloria, per la vita, per l’amicizia,  per una donna. 
Nella primissima fase, una volta che il gruppo sarà al completo, viene “evidenziata” la volontà di Beltzer di scalare di nuovo quella montagna.  All’inizio ho fatto fatica a capire di che montagna si trattasse, ma proseguendo nella lettura, ho capito che la montagna è un allegoria.  La volontà di Beltzer è quella di riscattare quel onore perduto in seguito alla battaglia di Bel-Azar. Egli sente il richiamo della montagna, ma non trova il motivo di raggiungerla finché non incontra i suoi vecchi amici e compagni di guerra. 

Ero la persona più famosa di tutta Gothir. Il portatore dello stendardo. Tutti mi offrivano da bere e da mangiare, avevo le mani piene di doni e denaro. Ero in cima alla montagna, ma non c’era nulla lassù. Solo nuvole. E ho scoperto che non si può vivere su quella montagna. Ma quando ti scaglia via... oh, quanto ti scopri a desiderarla! Ucciderei pur di scalarla di nuovo. Venderei l’anima. Pensavo che la fama mi avrebbe fatto diventare qualcuno, ma non è andata così. Certo, certo, i nobili mi hanno invitato nei loro castelli per un po’, ma non potevo parlare con loro di poesia e politica. Ero un contadino e non so leggere né scrivere. Sono stato in mezzo a loro sentendomi uno stupido. So fare solo una cosa... maneggiare l’ascia. Ho ucciso qualche Nadir, ho preso lo stendardo e ora non posso neanche tornare a essere un contadino. La montagna non me lo permette.»

Andando avanti nella lettura, a fare da contrappeso, troviamo l’amore di Kiall, un amore da sognatore verso una donna che non lo ha mai corrisposto. Kiall,  non ha mai fatto conto con la realtà è aspira a diventare un guerriero, nei suoi sogni. Come si può notare tutti i personaggi cercano qualcosa di personale che abbia a che fare con l’amore. Gemmell espone gli elementi crudi della guerra e la “morte” interiore dei guerrieri che senza guerra ambiscono ancora a quella “fame di vittorie”. Allo stesso momento innalza, spinge, i nuovi combattenti a sperare e a combattere per i propri ideali. A perseguire quegli onori persi dai vecchi guerrieri. Ci troviamo di fronte a un continuo mutamento: c’è chi sale e c’è chi scende da questa montagna, questo trono.

«Gli uomini sognano molte cose, maestro d’arme. Noi sogniamo la gloria che non potremo mai conoscere o le ricchezze che non potremo mai avere. Ma il sogno più folle di tutti è quello dell’amore, di un grande amore.

È vero che ci sono poche battaglie epiche in questo romanzo, non come nei precedenti romanzi come ci ha abituato Gemmell, ma il valore che lascia questo autore ad ogni lettore è immenso. Ognuno è in grado di riscattarsi, non bisogna mai perdere la speranza e lottare sempre. 
I personaggi ai quali mi sono avvicinato di più sono Kaill e Tanaki. Principalmente quest’ultima l’ho odiata per un attimo, ma poi ho compreso e ho cambiato idea. 

E Kiall?
Era il più forte di tutti loro, abbastanza fiducioso in sé stesso da essere gentile, umile quel quanto che basta per essere saggio. La sua forza derivava dall’altruismo, mentre per gli altri si basava sul loro talento per la violenza.


Giudizio: 4 su 5

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